Alpi Marittime


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Rifugio Soria - Rifugio Pagarì.

Itinerario



Dal Rif. Soria-Ellena, si prende per poco tempo in direzione del Colle di Finestra, fino alla palina indicatrice di quota 1910 m, ove si segue l'indicazione per la Pera de Fener ed il bivacco Moncalieri. Il sentiero supera una balza rocciosa a quota 2060, per proseguire su dosi erbosi e lasciare alle spalle la vista del rifugio Soria. Il sentiero prosegue a tratti ripido ma mai difficile tra dossi erbosi e pietraie ben praticabili, fino a raggiungere il bivio per la Forcella Roccati, a quota 2440 m.

Per brevissimo tratto il sentiero si perde, ma basta seguire a salire ed in breve si ritrova. Presto a 2500 m si inizia a vedere il lago della Maura (addossato ai salti di roccia della Serra del Praiet ), e si prosegue nella Gorgia della Maura ancora su agile sentiero. Si raggiungono così i ruderi di Pera de Fenèr, 2700 m. Il panorama è imponente: verso N-O si erge la Serra dell'Argentera, che svetta oltre il Colle di Fenestrelle; verso O-NO rimane coperto alla vista il Rif. Soria-Ellena; verso N si distende il lungo Vallone del Gesso della Barra, in cui si intravedono due piccolissimi laghetti e sul fondo la carrareccia che sale da San Giacomo; a ritroso verso E il panorama è limitato dalla vicina Cresta dei Ghiacciai, che, dalla Cima Chafrion, si protende verso N, raggiungendo, con la sua estrema propaggine, San Giacomo (sulla cresta sono identificabili, in direzione di un azimut di 82°, le preghiere tibetane del Passaggio dei Ghiacciai); verso S si eleva nella sua imponenza il massiccio del Gelàs; verso S-O, infine (azimut di 230°), si apre l'intaglio della Forcella Roccati.

Si punta così, su detriti molto approssimativi in direzione delle preghierine tibetane e del loro cavo. Dapprima l'itinerario si sviluppa su detriti molto instabili, poi su pietraia non sempre stabile. È purtroppo questo breve tratto (circa 600 metri lineari) a fare di questo itinerario un itinerario per soli escursionisti esperti. Tacche rosse aiutano intanto il procedere (in caso non siano coperte da neve, che perdura anche fino a fine agosto, in funzione delle precipitazioni nevose avute durante il precedente inverno).

Si tratta ora di risalire un'ultima facile cengia per una diecina di metri, cioè fin poco prima che essa si trasformi nella parete della Cima Chafrion; è questo il valico noto come Passaggio dei Ghiacciai del Gelàs , a quota 2785 m, ove è presente il cavo d'acciaio con preghiere tibetane ed una palina, nostro segnavia fino a questo punto. Ora basta seguire il filo di cresta verso sinistra, cioè verso valle (facile ma molto esposta), per raggiungere il bivacco Moncalieri, 2710 m (circa 4 ore).

Non resta che scendere seguendo i segnavia rossi e la traccia, giungendo infine al Lago Bianco Occidentale del Gelàs, 2550 m (4 ore e 30 minuti), sulla cui sponda settentrionale giacciono i resti dell'ex Rif. Moncalieri.
Attenzione ora: lasciando alla propria sinistra la traccia che, costeggiando il lago, scende a San Giacomo, si devia decisamente a destra in direzione E (azimut di 100º), puntando idealmente verso le lontane Cime del Lago dell'Agnel (segnavia rossi, qualche ometto di pietra ed una palina tassellata su un grosso masso).
Per detriti di grosse dimensioni si perviene al Lago Bianco Orientale del Gelàs, 2500 m (4 ore e 45 min.). Si prosegue sempre in direzione E, costeggiando in discesa la sponda sinistra del rivo emissario del lago, per passarlo su pietre a quota 2485 m, nei pressi di simpatiche pozze.


Si continua ancora in direzione E, per terrazze erbose, per superare più avanti un altro corso d'acqua, 2425 m. Su un dosso erboso di rododendri, i segnavia rossi abbandonano per un istante la direzione E e flettono a sinistra in direzione N-O, per riprendere subito dopo la direzione E.
Una piccola cengia erbosa costellata di rododendri conduce ad una ripida frana di terra, che determina il punto di minimo a quota 2390 m, mentre più oltre è già visibile il passo. Si taglia il vallone alla base di ripide rocce, procedendo ora per tornanti perfettamente conservati, e con qualche serpentina si risale infine al Passo Soprano del Muraion, 2485 m, il cui passaggio si identifica per il gendarme alto 20 metri alla sinistra del sentiero; lontano, in direzione S-SE (azimut di 160º), compare la bandiera del rifugio.

Il sentiero taglia diagonalmente la conca di questo secondo anfiteatro in cui, più in alto sulla destra, addossato al circo terminale, giace il piccolo Ghiacciaio del Muraion (non visibile dal sentiero). Infine il sentiero, in questo tratto ampio come una mulattiera, risale con alcuni tornanti la Cresta E del Muraion, poco a monte della quota 2585 m, ove compare finalmente alla vista il rifugio.
Il sentiero va a valicare il Rio Pagarì, che defluisce dal Ghiacciaio di Pagarì, per risalire, tra vecchie piazzole militari ricavate nel pendio pietroso, fino al Rif. Pagarì, 2630 m .


Difficoltà: Facile superiore
Dislivello in salita: 1200 metri circa
Tempo totale: Ore 6 - 6,30
Necessari picozza e ramponi


Tappa impegnativa da effettuarsi solo con tempo bello, in tutti i casi richiedere informazioni ai gestori dei rifugi.

Dal rifugio scendere alla frazione di S. Giacomo di Entracque per l'itinerario normale di salita in ore 3 - 3,30 circa.


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